Recensione su Liberazione.it di Dalla sua parte, a cura di M. R. Calderoni

UN LIBRO AL GIORNO
Caro libro, ti scrivo

C’è poesia nella vita. I passi lievi, il sospiro trattenuto, il dolore “che può venirti utile”. E «mamma che è fatta di burro, uova e farina. Forno e sbattitore». E «papà che «è “gli estremi delle cose”. Risa o pianti. Bianco o nero. Grida o silenzio. Schiaffi o carezze. Casa o clinica». Già, «a volte le famiglie sono così strane, così confuse, così poco famiglie».

Solo due giorni, tra il 24 e il 25 dicembre, tra la Vigilia e il Pranzo di Natale: e dentro passa tutta la sua vita. Quella esile e intensa di Francesca, che ora ha poco più di trent’anni, e che ha voglia di raccontarsi; anche se ha scoperto che «raccontarsi è più difficile di vivere».

Raccontarsi, cioè dirsi la verità. Cioè non mentire: con gli altri, ma soprattutto – esercizio difficilissimo, che non a tutti riesce, anzi – con se stessi. A Francesca, l’Io parlante del libro, riesce: di ciò appunto narra questo romanzo di Isabella Borghese – “Dalla sua parte” , edizioni Ensemble, pag.189. € 15 – : una voce flebile, anzi un filo di voce, che viene da dentro, dal cuore lontano, e riesce a “svelare”.

A svelare la famiglia bella e orribile, Lina che è la sua “Mamma cucina”, «mia madre che è la moglie di mio padre, è il sacrificio che l’ha allontanata dalla sua stessa vita, quella di donna». Il padre, quell’ uomo che l’alcol ha reso malato e quasi demente, l’uomo che le ha fatto incontrare «la dimensione della vergogna» molto presto, «da bambina. Ogni volta che sono stata con mio padre e lui si è mostrato ubriaco». La sua casa, dentro la quale «non ho parlato mai. Al limite strillato».

A svelare Paolo, che ha voluto amare e sfuggire. E Gemma, l’amica-amante schiantata da una macchina su una strada romana («Scontro. Sangue. Morte. Nell’imediato»). E«la morte che ha in sé un potere smisurato»; e il Grande Amore con «i suoi preziosi ricordi»; e quei momenti quando« ho temuto i miei desideri»…

Due soli giorni, durante i quali in realtà non succede niente, tranne quel Pranzo di Natale per sedici, tra cui «mia nonna materna e lo zio A.»; ma durante i quali, se di guarda bene, si racconta molto anche di noi. Amore, dolore, illusione, bellezza, rancore, lontananza, incontro. Pietà.

Quel suo padre che la faceva vergognare, Francesca alla fine l’ha saputo incontrare, capire, “abbracciare”. Da pittrice quale è, gli ha fatto un quadro, un quadro solo per lui, «un omaggio a quello che non siamo stati e avremmo potuto essere l’uno per l’altra. E l’ho così racchiuso e protetto in dipinti e colori che sono sfumature e astratti d’amore: lacrime, abbracci, compassione, sofferenza, luce, contatto…Ho impresso il colore delle sue grida tra il vento e il mare».
Caro libro, ti scrivo.

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