Recensione e intervista a cura del blog miamadrebipolare

Schermata 01-2456301 alle 21.57.46Tra le piacevoli sorprese che questo blog mi ha regalato quest’anno c’è senz’altro l’incontro con “Dalla Sua Parte”, romanzo di IsabellaBorghese, incentrato sul difficile rapporto tra Francesca e suo padre, affetto da disturbo bipolare. Tema centrale sono le ripercussioni che questo ha avuto e continua ad avere sulla sua vita di donna, anche dopo aver lasciato la casa di famiglia ed essere andata a vivere per conto proprio.
Nel libro seguiamo la protagonista nell’arco temporale di tre giorni, dalla vigilia di Natale al 26 dicembre e, attraverso una serie di flashback, ripercorriamo le tappe fondamentali che la conducono dalla fuga – dai rapporti sentimentali e dalla famiglia – al riavvicinamento e alla riconciliazione, in primo luogo con se stessa. Francesca, infatti, da sempre sfuggente e ambigua per difesa, ma desiderosa di profondità e contatto, riesce nel finale della storia a concedersi l’opportunità di provare a essere felice nell’essere veramente se stessa, con i suoi fantasmi e le sue paure, davanti a Paolo, l’uomo per cui prova da tempo forti sentimenti che non era finora riuscita a incanalare in un rapporto stabile. Saranno l’incontro con Gemma, amica di Paolo, e un tragico incidente a scuotere Francesca e a spingerla a dare una svolta al suo modo di gestire le relazioni sentimentali.

Le dinamiche familiari che emergono nel romanzo sono molto intense e facilmente riconoscibili da chi, come la protagonista, è cresciuto con uno o entrambi i genitori affetti da malattia mentale. Ci sono la rabbia gridata e taciuta, l’amore che, complice il disagio esistenziale, nella sua violenza e complessità a volte vira nell’odio esasperato, ci sono le manie e le ossessioni di un genitore malato che rendono impossibile la convivenza e alterano gli equilibri della quotidianità e dei rapporti familiari, trasformando in prigione il luogo che dovrebbe essere nido e rifugio.

Nella donna che si racconta vive ancora, nascosta, l’adolescente che si è dovuta far carico di responsabilità molto più grandi di lei, che ha soccorso più volte il padre salvandolo da se stesso, dai suoi tentati suicidi e dall’abuso di alcol, e che lo ha seguito nel suo continuo entrare ed uscire dalle cliniche psichiatriche. Uno spaccato di vita doloroso, in cui non mancano tenerezza e rispetto per una giovane adulta che ha scelto di riprendersi la vita e creare una sano distacco tra sé e quella famiglia che, pure amata, l’ha fatta tanto soffrire. Distacco che l’aiuterà, nel finale, a riavvicinarsi e, come recita il titolo del romanzo, a passare “dalla sua parte”.
E sua madre? Non c’è più condanna nell’epilogo, solo il desiderio di capire perché, in tanti anni, sembra, tra marito e figlia, aver più spesso scelto il primo. E’ una distanza, quella tra Francesca e Lina, che finalmente si colma nella gioia ritrovata di essere di nuovo insieme il giorno di Natale, nel condividere, fianco a fianco, la preparazione del pranzo, nel rivelare, da una parte, il dolore di un’assenza e l’ammetterne, al contempo, le ragioni.

Sono rimasta piacevolmente colpita da questo romanzo, che credo possa essere una lettura utile a molti, specialmente per il finale positivo che trasmette coraggio e fiducia nelle possibilità che anche chi ha alle spalle una storia familiare difficile può concedersi. E’ perciò con grande piacere che vi annuncio che l’autrice, Isabella, si è resa disponibile a rispondere ad alcune domande per i lettori di questo blog.

– Ciao Isabella! Complimenti per il tuo libro e per il tuo modo di scrivere. Sei riuscita a raccontare una storia molto dura con estrema delicatezza, profondità e poesia. E’ stato molto difficile scrivere “Dalla Sua Parte”? 

E’ stato impegnativo, un lavoro intenso durato quasi tre anni. Di certo un lavoro di continua ricerca perché sin dall’inizio l’obiettivo che mi ero posta era consegnare al lettore un romanzo dove arrivasse con tutta la forza l’intensità della storia, del dolore, ma era necessario, sopra ogni cosa, che questa stessa sofferenza non paralizzasse il lettore, non lo fermasse, ma lo spingesse ad andare oltre, a lasciarsi accompagnare da esso quando emerge dalle righe, sì, ma a superarlo, attraverso i vari e numerosi altri stimoli, sentimenti e accadimenti che fanno parte della storia. 

– In questo romanzo, immagino, fantasia e autobiografia si mescolano fra loro creando una storia di forte impatto. Hai avuto problemi a gestire le reazioni, temute e effettive, delle persone della tua vita che avrebbero potuto riconoscersi in alcuni tratti dei personaggi? Se sì, come sei riuscita a superarli? 

E’ stato un percorso parallelo. Decidere di mettere a servizio della scrittura un’esperienza personale e forte come una parte di quella che racconto in Dalla sua parte significa anche mantenere profondo rispetto, amore per le persone che ci circondano e lavorare anche con dignità e un doveroso distacco. Questo percorso che ho deciso di percorrere mi ha vista dunque confrontarmi, durante le stesure, con le persone che in qualche modo sapevo potevano sentirsi coinvolte nel mio lavoro, ma anche incontrare e capire con uno psichiatra se questo mio modo di affrontare il tutto fosse la migliore strada intrapresa. E sono andata avanti. Sino alla fine. 

– Quali sono i principali obiettivi che ti hanno guidata nella scrittura di questa storia? 

Raccontare una storia dove il dolore e la sofferenza nell’uomo non sono mai una condizione che si può mutare, né cancellare, ma di certo con forza, impegno, coraggio e profondo amore per la vita si può imparare a conviverci, riuscendo anche a trovare una serenità altra per la vita personale che non deve essere minacciata dal dolore. Ho scritto questo romanzo anche con l’obiettivo di raggiungere familiari, conoscenti di chi vive la sofferenza della malattia mentale, perché spero che nella storia possano trovare quella condivisione che può diventare sollievo e, perché no, una spinta a non lasciarsi alla disperazione. Ho sempre sofferto molto quando nelle cliniche psichiatriche mi sono cimentata nella disperazione delle famiglie, nella loro solitudine. Dalla sua parte vorrebbe “far del Bene” a tutte queste persone, anche solo per un momento, che sia quello della condivisione, del superamento della solitudine. Se scoprirò di esserci riuscita Dalla sua parte per me avrà la migliore motivazione della sua “esistenza” e per me, come autrice, sarà la vera soddisfazione del mio impegno.

– E’ stato catartico scrivere il romanzo, o anche doloroso? Quale delle due sensazioni ha prevalso? 

E’ stato un viaggio importante, adesso che è uscito ne sto capendo piano piano ogni emozione e ogni sensazione. In alcuni passaggi, durante la stesura è stata una sfida con me stessa, perché ci sono pagine in cui il dolore l’ho sentito ancora mio, con la stessa forza che ho voluto consegnare al lettore. Ma non ho mai desistito, mai. Ha sempre prevalso la forza e la volontà di andare avanti. 

– Cosa o chi ti ha aiutato di più lungo il percorso che ti ha portato dall’idea iniziale alla stesura definitiva del libro? 

Ho lavorato con un editor con cui mi sono confrontata molto. Ed è stata di certo la figura più importante del percorso di stesura di Dalla sua parte. E poi, ripeto, parlarne con uno psichiatra, che mi conosce bene, mi è stato altrettanto utile. Ci sono confronti, in determinati situazioni, a cui non donarsi è stupido. 

– Parliamo di resilienza, un termine che in psicologia descrive le capacità di una persona di affrontare eventi negativi e/o traumatici della vita, uscendone rafforzato e trasformato in chiave positiva. Quali sono le risorse che hanno salvato Francesca, che le hanno permesso di sopravvivere al caos familiare? Dove è riuscita a trovare, negli anni, le sue àncore di salvezza? Mi viene da pensare, come primo esempio, alla sua creatività… 

Nel romanzo non parlo mai di risorse specifiche, eppure l’incipit parla di Francesca che ha una bottega dove dipinge e crea gioielli. Dopodiché molto di lei è nella riflessione, nell’osservare le vite che le sono intorno. Confrontarsi e accettare anche la dura realtà dello psicologo che le dice di andare via di casa entro due settimane. E da lì intraprendere un percorso nuovo di vita e consapevolezza della malattia del padre. 

– Se Francesca dovesse dare un incoraggiamento ai ragazzi e alle ragazze che ancora vivono in casa con un genitore affetto da una grave patologia mentale, cosa direbbe loro? 

E’ difficile dare consigli “unici” se non altro perché ogni persona è a sé e ogni famiglia ha la sua storia, ogni persona la sua capacità di elaborare, affrontare. E’ chiaro che occorre imparare a sviluppare un certo “egoismo” verso la malattia dell’altro, nei confronti del malato. Ma un egoismo sano, che non è MAI abbandonare il malato, piuttosto un difendere la propria vita e quindi imparare a fare propri questi strumenti “di sopravvivenza”. E’ molto importante un supporto psicologico perché negli anni permette a chi vive a contatto di uno psicotico di sviluppare quel giusto distacco e quella necessaria consapevolezza della malattia che aiutano tanto il paziente quanto le persone che gli sono intorno. Nessuno mai può pensare di poter “guarire” un malato con l’amore, l’affetto, l’accettazione di ogni manifestazione della malattia. Ci vuole molta umiltà e capire anche quando abbiamo bisogno di essere aiutati. 

– Il tuo libro sta compiendo un viaggio meraviglioso. Sei stata a presentarlo in molte città, a Roma, alla fiera del libro di Torino, a Napoli, e continuano a susseguirsi innumerevoli appuntamenti. Che effetto ti fa parlarne in pubblico? Quali sono le reazioni che raccogli con più frequenza e quali quelle che ti hanno colpito di più, nel presentare un argomento delicato come la malattia mentale e, soprattutto, un tema come il suo impatto sui figli quando è un genitore a soffrirne? 

Sono confronti molto interessanti e molto vari a seconda delle persone. Dalla sua parte sta raggiungendo lettori lontani dal tema della malattia mentale, da donne, uomini, da giovani. Da chi vive questa patologia con i disagi che ne conseguono. Accolgo dunque con molto piacere le differenti letture. Perché ognuno poi, a seconda della propria vita, riesce a cogliere aspetti del romanzo molto differenti differenti. Per quanto mi è possibile cerco sempre di riportare nel mio blog (https://dallasuaparte.wordpress.com/) le mail che mi stanno arrivando, un modo per condividere la partecipazione. Sono poi in attesa dell’autunno quando cominceremo a incontrare gli studenti dei licei. Altro bellissimo percorso. Credo sia molto importante far capire ai giovani, molti di loro probabilmente con familiari o conoscenti affetti da bipolarismo, che possono parlare, vivere e soffrire con la malattia di un congiunto, ma non vergognarsene, né chiudersi nella disperazione della solitudine. E’ importante coinvolgere i giovani, capire come vivono loro l’approccio con queste patologie. 

– Cosa ti auguri per il futuro, il tuo e quello di tutte le persone come Francesca e la sua famiglia? 

Solo la capacità, la volontà e la forza di vivere senza lasciarsi paralizzare dal dolore delle persone che amiamo e trovare in queste le risorse per convivere con la sofferenza, ma attraversarla anche. E che ci sia maggiore consapevolezza e conoscenza della malattia mentale. Che possano migliorare anche i supporti per le famiglie. Che tutti possano vivere alla luce del sole la malattia senza vergognarsene pensando che gli uomini non possano mai comprendere il tuo dolore, ma solo giudicare.

***

Grazie, Isabella, per questo bellissimo scambio. Hai toccato molti punti che mi stanno a cuore e che condivido! Spero che il tuo libro possa arricchire sempre più lettori, raggiungere le famiglie coinvolte in prima persona ma anche coloro che non hanno mai sentito parlare di questi argomenti. Mi auguro che sempre più persone trovino il coraggio di raccontare storie come queste, perché chi le vive sulla propria pelle possa sentirsi meno solo e possa trovare in esse il coraggio e la forza di non mollare e di credere che un epilogo positivo sia possibile.

Approfitto per segnalare a tutti i lettori che il prossimo 6 giugno alle ore 18 Isabella sarà alla Feltrinelli di Roma, in Via V. E. Orlando 78/81, per presentare il suo libro insieme a Lia Levi e Vittorio Bonanni.

Per chi fosse interessato, riporto i riferimenti del libro:

Autore: Isabella Borghese
Titolo: Dalla sua parte
Casa editrice: Edizioni Ensemble
Pagine: 192
Prezzo: 15 euro

blog: https://dallasuaparte.wordpress.com/

link dell’intervista e della recensione a cura di Stefania del blog http://miamadrebipolare.blogspot.it

http://miamadrebipolare.blogspot.it/2013/05/dalla-sua-parte-recensione-del-libro-e.html

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