Non è una domenica qualsiasi. “Dalla sua parte” in una tesi di laurea

Non è una domenica qualsiasi. Ieri ho ricevuto la tesi di laurea di una ragazza, Antonella Muschitiello.

Una tesi che affronta il tema dell’aspetto genitoriale dei pazienti psichiatrici. Un argomento molto delicato da affrontare. Poi c’è di bello che all’interno di questo lavoro ci sono varie testimonianze, tra cui quella di Gaia, che racconta la sua esperienza di figlia di padre bipolare e lo fa anche citando pezzi di Dalla sua parte. La tesi rimanda anche al blog di Stefania, che vi invito  a visitare.

Riporto un pezzo della testimonianza di Gaia e di un pezzo del romanzo che ha selezionato. Dalla sua parte così, piano piano, si trasforma da romanzo in tante, molte altre realtà, ognuna nasce dalle mani di chi lo sfoglia. E allora Grazie a tutte queste mani preziose.

Non è una domenica qualsiasi. No.

Racconta Gaia

 

Essere figli di un genitore bipolare significa anche temere che la malattia di un tuo congiunto un giorno possa diventare la tua patologia. E questo, a meno che non si è incoscienti, o poco responsabili verso gli altri, può significare anche fare delle scelte molto dure, ma consapevoli, come rinunciare alla propria vita sentimentale e/o anche mettere al mondo dei bambini.

 

C’è un passaggio di “Dalla sua parte” che affronta questo tema [da pag. 39 a pag.40]:

 

“Mio padre e mia madre devono avermi insegnato che l’amore non fa respirare. Toglie l’aria. Non permette di parlare con gli altri, né di aprire la finestra se si è in casa.

 

Ho visto che nelle passeggiate le donne camminano davanti e gli uomini dietro a controllare. Questo è stato da piccola il mio incedere con la mamma, io e lei davanti, mio padre dietro.

 

Hanno poi cercato di condurmi in uno spazio di vita in cui al di là della famiglia non esiste niente e nessuno. Solo cattiveria e diffidenza. Mi hanno fatto capire che l’amore uccide la libertà. Ruba la spontaneità. Estirpa i sogni alla radice. Grida ogni sua manifestazione egoista.

 

Non ha silenzio né riservatezza. Fa perdere se stessi nel ritrovarsi un’unica persona con l’amata. Mio padre mi ha insegnato che un papà può essere figlio del proprio. Può piangere, gridare, tirar botte, soffrire, ammalarsi, e consegnarti la sua malattia come fosse la tua dote.

 

Io non so vivere senza respirare e senza seguire i miei istinti. Io non so se conserverò a lungo la forza di non innamorarmi più, ma so con certezza di non poter pensare di compromettere un amore, di trasformarlo in confusione privandolo di ogni bellezza. Non sono neanche capace di pensare che un giorno un uomo potrà accompagnarmi e lasciarmi ammalata in una clinica mentre i miei figli, quelli che non ho, potrebbero stare a casa…a piangermi? Ad aspettarmi? O forse no? Perché si saranno liberati dall’angoscia della mia presenza? Non sono neanche in grado di sbarazzarmi di questi pensieri. Si può imparare tutto nella vita, anche ad attraversare i cancelli di una clinica psichiatrica senza nessuno che ci accompagni. Quei cancelli sono spesso verdi, come la speranza che, in qualche modo, si possa vivere lo stesso. È così che ho provato a desistere dal frequentare Paolo, per paura del mio istinto che mi avvicinava a lui, mentre la ragione e il timore di ammalarmi come mio padre, in futuro e con una forza ineguagliabile, sembravano spingermi lontano da lui”.

A presto, Rose

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