10 aprile – Campagnano ore 18,00

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Estratto da Dalla sua parte – Ventiquattro dicembre

(…)
La differenza di questo da tutti i Natali della mia vita è che non vivo più nella casa di famiglia.
Da quando mi sono trasferita qui non ho mai percepito il bisogno o anche solo la voglia di trascorrere neanche una notte tra le pareti di quell’abitazione. Oggi ricordo gli anni in cui erano bianche ma non posso fare a meno di rievocare il momento in cui sono andata via. Le ho qui davanti ai miei occhi, ormai ingrigite da tristezza, ma soprattutto da anni di fumo ossessivo e dalla disperazione di una vita sulle altre.
Mio padre è la disperazione.
La malattia di mio padre, una depressione bipolare con sfoghi fobico ossessivi, è la mia condanna. Mi veste da anni e mi fa brutta.
Mio padre è l’amore morboso e quello insano. Insegna la rabbia e l’odio. È cercarlo per le strade che ha detto di voler percorrere,
rabbioso e ubriaco, per ammazzarsi, forse gettandosi da un ponte. Ma è anche il non riuscire a trovarlo.
È scovare dal primo piano la testa di lui mentre si affaccia dal pianerottolo del quinto e il suo capo è lì, come fosse sospeso, nel silenzio, a fissare il vuoto.
Ed è salire ogni gradino cercando di non coprire il suo mutismo improvviso con alcun rumore, per raggiungerlo e riportarlo in casa e sperare per ogni battito di cuore di non vederlo volare giù nel frattempo. Come succede nei film.
La bipolarità di un padre è un coltello lanciato nel vuoto ma verso di te che ne sei la figlia.
Mio padre è pianti convulsi e disperati, si getta addosso, grida di avere pietà di lui per concedergli il tuo corpo, come se aggrapparsi
ad esso potesse riportarlo alla serenità.
Mia madre invece è la donna che con l’età della consapevolezza ho scelto sempre di chiamare Lina, perché mi piace. E Lina, sì, perché crescendo ho anche creduto che “mamma o madre” fossero di un’intimità che non eravamo in grado di poterci permettere. Non ancora.
Mia madre è la moglie di mio padre. È il sacrificio che l’ha allontanata dalla sua stessa vita, quella di donna.
È la forza che la spinge sempre a sostenere mio padre, anche oltre ogni più umana comprensione. Mia madre è la mattina, quando si sveglia per chiamare mio padre, è il pranzo per la spesa che preferisce mio padre. È il silenzio quando mio padre non vuole sentire voci, è la voce quando lui vuole che lei parli. Sono le cure umane e farmacologiche per mio padre. La cena per lui.
La buonanotte per accompagnarlo nel suo letto.
È la sua ombra quando non vuole o non può essere la sua guida. È colei che lo protegge.
Mia madre allora dev’essere anche quello che non ho.
Mia madre è l’assenza nella mia vita e l’ossessione in quella di mio padre.

(…)DSC_7346in foto Valentina Tramontana, attrice