The end. Dalla sua parte

isa_8marzoQuesto blog chiude. Ha raccontato il percorso di Dalla sua parte, il mio romanzo di esordio, un percorso oramai terminato.
Grazie a tutte, a tutti coloro che hanno dato spazio, voce, invitato, ospitato e permesso a Dalla sua parte di essere non solo un romanzo, ma anche un’occasione e una opportunità per parlare di malattia mentale.
Grazie soprattutto all’A.S.A.R.P, alle Associazioni e alle Comunità, alle scuole che sono i stati i luoghi, oltre le librerie, che hanno permesso confronti e al romanzo di vivere tra le persone.
Grazie alle librerie. Sempre.
Grazie ai lettori, soprattutto, alle tante mail che ci hanno messo in comunicazione,  a chi ha letto Dalla sua parte, a chi lo farà in futuro passando per caso o per volontà in questo blog.
Grazie, soprattutto, perché i libri non scadono mai, e li possiamo scegliere.
Grazie, allora, per aver scelto anche Dalla sua parte.
Mi trovate su facebook, su twitter, sul blog bookmediavents.
Cari saluti,
Isabella Borghese
Annunci

Ortensia. Esiste forse un nome più bello?

Ortensia non è il suo vero nome, ma a lei piace così, persino il suo gatto lo sa. Da anni si diletta nel guardarsi allo specchio, gioiosa, soddisfatta. Sospira e si racconta, Ma quanta bellezza nel chiamarsi Ortensia!

E spera poi di possedere anche lo splendore della pianta, che ha il suo stesso nome, e  che pittura la vista di rosa, o di blu, i colori delle bambine e dei bambini.

Alla anagrafe Ortensia è registrata come Lavinia, Maria. Lavinia, come la zia che ha perso due mariti: il primo in un incidente stradale. Il secondo invece un tipo bizzarro, ma anche sfortunato. Se ne è andato a causa della sua incoscienza, o del suo reputarsi onnipotente, chi lo sa. Un giorno ha deciso di saltare dal balcone del secondo piano a quello accanto per entrare da una finestra e riuscire ad aprire una porta da dentro. Il salto l’ha poi fatto, sì, ma nel vuoto: una settimana di coma, poi la morte.

Maria, invece, è il nome della zia rimasta zitella fino a settantadue anni. Età in cui è stata trasferita in una clinica per anziani. E’ lì che si è fidanzata con il signor Gerardo, di ottantanove anni. E lui che non si ricordava mai se Maria fosse lei, la fidanzata, o se piuttosto avesse davanti a sé Michela l’infermiera, o Castalda la segretaria del medico.

Gerardo sapeva solo che ogni tanto d’improvviso ad ammonirlo era la voce pungente di questa donna che non ammetteva dimenticanze: “E Gerardo – gridava sventolando all’aria la mano destra, in segno di rabbia – sono Maria. Maria, la tua fidanzata. Chi altri?”. E poi: “Come puoi confondermi?” E lui: “Con tutte le fidanzate che ho avuto Maria, mi confondo! Sono vecchio ormai!”

Ma Maria ci aveva impiegato settantadue anni a trovare un compagno. Come poteva adesso perdonare di essere confusa con un’altra donna? Lavinia, Maria, un nome sfortunato. Non c’è che dire.

Ortensia, invece, figlia di una pianta, rosa o azzurra, color di bambina, o di bambino. Esiste forse un nome più bello?

di Isabella Borghese