La vita, e la magia del costruire

Anche la tappa a Torino di Dalla sua parte l’abbiamo fatta. L’ALMM in chiusura mi ha fatta socia onoraria dell’associazione e di questo gliene sono grata soprattutto per l’impegno e il sostegno che le associazioni dell’U.Na.Sa.M. stanno dando a questo mio esordio letterario.

Prima di partire ragionavo con le mie amiche del cuore, Cristina, Manuela e Monica, sulla stanchezza che spesso mi pervade, negli ultimi tempi, quando mi invitano a presentare il romanzo che oramai ha più di un anno di vita. Una stanchezza che, tuttavia, viene poi affiancata da un entusiasmo che si rinnova d’improvviso e che, in modo probabile, è ancora il vero motore di tutto.

Ancora, nonostante il tempo trascorso, e le presentazioni realizzate.

Promuovere un libro non è solo venderlo, non per gli autori. Non credo. Trattenere il proprio libro tra le mani e portarlo nelle presentazioni, nei luoghi deputati a queste, così come in altri luoghi dove forse è più facile raggiungere i “propri” lettori, significa sapere di dover dare a chi ci ascolta la stessa identica attenzione che si è data nella prima presentazione, perché ogni appuntamento è a sé. Concedersi alla stanchezza, allora, non è bene.

L’interesse di chi partecipa diventa ogni volta lo slancio vitale che ci consente di proseguire e, nello stesso tempo, di ricaricarci e così non perdere di vista il nostro progetto, qui Dalla sua parte, anche se tra le mani abbiamo già un altro libro da far conoscere, nel mio caso Una bella bici che va, un’antologia curata da me che contiene racconti sulla bicicletta; anche se a guidarci con forza oggi è la gioia di un nuovo romanzo in uscita a fine settembre, Gli amori infelici non finiscono mai (titolo provvisorio – Giulio Perrone editore) e persino la lavorazione di un altro. Insomma, da una parte l’amore per i “vecchi” progetti, dall’altra lo stimolo dato da quelli nuovi. La magia del “costruire”.

E in fondo la vita è costruire, mi dico. Costruire portandoci sempre dietro “pezzi di noi”, che siano libri, che siano persone, che siano luoghi, che siano oggetti, che siano incontri.

E così, mi son detta, ok, mi stanco!, che mi stanchi pure purché si vada avanti. E poi, non scordo, la gioia di una chiamata ricevuta mesi fa in cui mi è stato chiesto di spedire otto copie di Dalla sua parte per il Premio John Fante. E io John Fante me lo ricordo quando soffrivo con lui perché leggevo che scriveva e nessuno lo pubblicava, quando scriveva le lettere alla mamma ché aveva bisogno di soldi, quando non scriveva più ma dettava i suoi romanzi… e quando al pub dove lavoravo la sera, con Fabrizio e Francesco ci dicevamo, Cazzo! sarebbe stato figo conoscerlo. E poi, grazie a minimum fax e marcos y marcos, ho invece conosciuto Dan Fante, un  pezzetto di John. Siamo sempre pezzetti di qualcuno e di qualcosa che ci permettono di arrivare agli altri.

E insomma questo è la vita: andare avanti, nonostante la stessa vita facendoci, anche, pezzetti di altro.

A presto, Rose

 

Il tempo infinito (e felice) di una carezza rubata

ORTENSIACapita poi che la vita imponga di misurarsi con quella distanza fisica dettata dall’immobilità di qualcuno davanti alla libertà dell’altro.

Una corda bianca blocca i polsi. Bianca, che tuttavia ricorda il colore della purezza, come quello dell’innocenza e anche del pudore. Racconta un sentimento puro, un’emozione sincera. Il bianco che viene utilizzato, poi, anche quando si resta in attesa di nuove notizie.

Di nuove notizie.

Mentre Ortensia vive quest’attesa la mano destra della sua stessa Radice è legata alla sbarra del letto. Da dietro la maschera dell’ossigeno arrivano baci che appannano la plastica verde.

Da fuori lei sorride, in silenzio, per ricambiare quell’amore trattenuto lì dentro. Mascherina inopportuna, un verde speranza che non convince nessuno. E’ allora che la mano destra fa segno di abbassarsi.

Sembra un comando, ma Ortensia intuisce che è solo l’amore a rivelarsi con un gesto, un movimento inaspettato che nessun colore adesso saprebbe raccontare, né rappresentare.

Arriva poi, immediato, lo stupore nello scoprire di essere in due, al di là dei colori, in quello spazio unico creato dall’amore tra una pianta e la sua radice. Ed è molto più forte di un polso legato. L’amore può vivere in spazi che la ragione non può incontrare.

E’ lo spazio felice creato da una carezza, senza confine, senza limiti. Ortensia si abbassa, porge alla mano destra della sua Radice la guancia sinistra, sente una carezza leggera, e poi un’altra ancora, poggiate, accolte, coccolate.

Carezze rubate all’immobilità forzata.

Afferra, poi, ingorda e felice tutto l’amore che c’è, tutto l’amore che può, in attesa di nuove notizie, e che questa volta abbiano il colore della libertà. Racconto breve, il tempo di una carezza rubata.

Dalla sua parte. Donne, madri, mogli…

IMG_1582Dalla sua parte a Taormina, neanche l’incantevole paesaggio mi ha distratta dalla presentazione e dalla perfetta organizzazione della Fondazione Mazzullo.

E’ la seconda volta che qualcuno si commuove leggendo al pubblico stralci del romanzo. E’ stata anche la seconda volta che ho parlato del ruolo di Gemma, della sua vera identità, quella che  le è appartenuta quando era in vita, e nonostante l’emozione sono riuscita a controllare con serenità ogni mio stato d’animo.

Nel viaggio di rientro mi sono detta che il merito è stato degli studenti del Majorana, delle loro domande e di questa promessa che mi ero fatta di onestà verso di loro: a ogni domanda avrei rivolta da loro avrei consegnato solo la mia verità. E così, l’emozione che non ho saputo controllare davanti a loro, quando per la prima volta ho parlato di Gemma, la cui rivelazione sarà nel mio secondo romanzo, alla fondazione si è trasformata in una narrazione serena, in un susseguirsi di stati d’animo che non sono riusciti a turbarmi, caso mai ho solo preso atto che parlare di Gemma ormai è possibile, per me.

E poi abbiamo discusso a lungo con i presenti del ruolo delle donne, alla bellezza e anche alla difficoltà del loro dover essere, in contemporanea, donne, mogli, madri, figlie… e qualche volta all’incapacità di riuscire a ricoprire al meglio ciascun ruolo.

Ad oggi resto figlia, donna ci provo ogni giorno, madre chi lo sa… moglie, non è questo un ruolo che amo, penserei piuttosto alla possibilità di restare compagna di un uomo, con cui un giorno, vorrei invecchiare…

Grazie a tutti, a presto Rose

8 marzo, un anno di Dalla sua parte e molto di più. Alle donne che lottano

donne_Se faccio un salto all’indietro ricordo che un anno fa, esattamente l’8 marzo del 2013, mi sembrava di compiere un’opera immensa: finalmente, orgogliosa, felice e altrettanto emozionata mi dirigevo all’Arion del Palazzo delle Esposizioni con il mio Dalla sua parte sotto il braccio, pronta – finalmente per presentarlo, per parlarne. Una grande conquista per me che “parlare” in pubblico fino a pochi anni fa mi è sempre sembrata quasi una violenza disumana.

Dalla sua parte è stato un progetto immenso proprio per questo: mi ha permesso di affrontare la mia vergogna, la mia paura, e soprattutto mi ha permesso di lottare contro quell’istinto che troppo spesso mi portava a scegliere il silenzio.

E so che il merito dev’essere soprattutto di questa forza interna enorme che mi riconosco sin da quando avevo sei anni, quando ho avuto ben chiaro che da grande avrei voluto diventare una scrittrice. Me lo dico anche oggi: “Non ho cambiato idea, da grande voglio diventare una scrittrice. Quindi scrivo!”. E dico “da grande” perché la mia strada di autrice è appena iniziata.

E’ bello che sia nato proprio l’8 marzo il mio esordio, sì. E’ bello perché l’8 marzo per le donne – ma anche per gli uomini – è una giornata da non scordare, che ha segnato  la morte di più di 100 donne, lavoratrici. La comunicazione ai tempi di internet – ci insegnano nei corsi – dev’essere piuttosto breve, perché gli utenti si annoiano a leggere sul web…

Prendo allora un ramoscello di mimosa e lo dedico a ogni donna – amica, insegnante, Mamma, giornalista, scrittrice, professoressa, psicologa… – che quest’anno si è spesa per Dalla sua parte, restituendo al mio lavoro una grande gioia, soddisfazione e entusiasmo nel condividere. Lo dedico a ogni donna che nel quotidiano porta avanti la propria battaglia personale, per stare al mondo e affrontare ogni fatica senza arrendersi mai. Lo dedico alle studentesse che mi hanno ascoltata e hanno cercato un confronto e un dibattito tra le pagine del libro. Alle donne delle comunità e delle associazioni che ho visitato e con cui ci siamo incontrate nelle parole, quando diventano strappi di vita da condividere, difficoltà o emozioni in cui riconoscersi. Lo dedico alle donne che lottano stando sempre accanto alle persone che amano e ancor di più a quelle che ogni giorno si spendono nella vita, nel lavoro per quello in cui credono e per gli altri.

Lo dedico alla libertà, perché è vero, è un privilegio sentirsi ed essere liberi, ma è altrettanto vero che la libertà richiede sacrifici enormi, rinunce importanti, un prezzo da pagare che solo quando si crede fortemente in qualcosa possiamo sentirci in grado di pagare. E anche agli uomini, a tutti quegli uomini che sempre e comunque sono dalla parte delle donne, con le donne.

E lo dedico a Dalla sua parte, e alla sua strada. Al suo anno di vita. E a voi tutti per seguirmi e seguire il romanzo.

A presto, Rose

Nascere, e poi nascere ancora…

foto_cover_bille ci insegnano che si nasce una volta sola, ma se hai la fortuna di morire in vita e rinascere nelle tua stessa esistenza qualcuno non ci crede, qualcuno ti guarda con stupore, qualcuno ti pensa folle. ma nessuno sa che invece tu sei morto apposta, per nascere di nuovo e assegnare poi alla tua esistenza la forma che tu stesso vuoi consegnarle. E a cominciare dalle ferite, dalle assenze, dalla sofferenza, tutti dettagli e contorni che a saperli rielaborare restituiscono una nuova vita ai nostri giorni. (…) Rose

 

foto di Cristina Martone

Non solo Dalla sua parte. Lettera a John Elkann

IMG_1259Gentile John,
è di ieri la sua dichiarazione: ”Il lavoro c’è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo. ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero, tantissima domanda di lavoro ma c’è poca offerta perché i giovani o stanno bene a casa o non hanno ambizione”.
Una frase che è rimbalzata su internet nell’immediato. C’è qualcosa di riprovevole nelle sue parole, a cominciare dalla mancanza di rispetto nei confronti di tutti i giovani a cui si è rivolto. Ma anche da una superficialità che emerge rispetto alle condizioni di questo paese, e di tutti questi giovani, ma anche meno, che ogni giorno fanno i conti con la crisi, la cig, la disoccupazione, la precarietà. Tutte condizioni che, in modo evidente, portano a rinunce molto forti, la più grande delle quali è “l’essere adulti nell’età in cui siamo uomini e donne da tempo” e molto spesso costretti – dico costretti – a vivere come si viveva quando si era studenti.

Ma noi aspiriamo alla serenità nelle ore comuni, e di questi tempi, mi creda, è questa un’ambizione altissima; e comunque, mentre sogniamo, lottiamo per il lavoro che amiamo, non pagato, pagato male, pagato in nero, pagato “precario”, per dirla come mi va.

Capitano giorni, settimane dure, con poche risorse economiche, ma neanche questo ci impedisce di cambiare il nostro obiettivo.

Non tutti, dovrebbe saperlo, hanno la fortuna – o la sfortuna, dipende da come la si vede – di “essere figli, nipote, amico di”. Io, per esempio, quando a me chiedono se sono parente dei principi “borghese”, o di alessandro borghese, o di alessandra borghese, o del pittore, e altri… insomma rispondo di “no”. E rispondo con orgoglio, aggiungo che sono figlia di mio padre e di mia madre, e molto anche di maria montessori.

E so che se non avessi la mia famiglia, la mia storia, probabilmente non starei qui ad amare nel profondo quello che amo, per cui lotto e lavoro ogni giorno sperando di raggiungere il giusto per continuare a vivere lavorando per l’editoria. forse non avrei gli stessi valori che oggi mi guidano e che ogni volta che casco mi consegnano la forza per tirarmi su e ricominciare dal punto in cui mi sono fermata per un attimo; qualche volta a chiedermi se ne vale la pena ancora.

Bene, ogni volta che me lo sono chiesta ho trovato ragioni ed energia per proseguire, e non sono stati mai motivi economici.

Persone come Lei dovrebbero misurarsi con quelle che vivono e subiscono la crisi ogni giorno, ma che ogni giorno sono in piedi, non grazie a un cognome che li sostiene, ma alla speranza che il merito si acquisisca negli anni con l’impegno e il lavoro costante in quello che si ama.
Siamo ostinati, sono ostinata, voglio vivere di quello che amo, voglio amare quello che voglio, nulla che mi venga imposto. Continuare a lottare e lavorare per l’editoria indipendente, a scrivere, portando in giro i miei libri, tenendo fede soprattutto ai miei obiettivi.

Ecco perché talvolta giovani come me, forse non più neanche troppo giovani, tengono stretti i loro sogni e con essi proseguono la strada, perché non è un cognome a consegnare lavoro, ma quello che si fa nel tempo, con costanza, impegno, fatica, notti e giornate intere a lavorare; ed è un vero peccato che il valore della vita venga confuso con quello dei soldi.
E’ un peccato che uomini della sua età, quasi la mia, non sappiano confrontarsi con il resto del mondo, ma ne parlIno quasi come un’entità estranea, forse tenendo a mente per superficialità solo i propri simili. E con simili intendo, non il popolo, la massa, ma una casta.

Io continuerò ad aspirare alla serenità nelle ore comuni, a vivere con il lavoro che amo, proseguirò la mia strada, la mia lotta, e terrò sempre stretta al cuore e nella mente la mia famiglia, lo sguardo e le lotte di chi ogni giorno è in strada per un lavoro, per una casa, per i propri diritti.
Perché senza questa consapevolezza e questo sguardo in modo probabile oggi sarei una persona con altri valori. Ma preferisco i miei e proseguire con essi. Dovrebbe scusarsi con tutti i giovani, anche con i meno giovani. Scusarsi e confrontarsi con tutto il resto dell’umanità.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Conoscenza/2014/2/15/39482-dovrebbe-scusarsi-e-confrontarsi-con-tutti-i-giovani-una/

 

700 copie vendute? No, 700 lettori per Dalla sua parte

foto_dueL’altro giorno ho parlato con l’editore sulle vendite del libro. Dalla sua parte da marzo 2013 a dicembre 2013, senza distribuzione ha venduto 700 copie, o meglio, quello che piace dire e sottolineare a me ha raggiunto 700 lettori. Per le piccole case editrici è un numero importante. Per un’autrice esordiente anche, immagino.

Per Dalla sua parte è una grande gioia aver raggiunto tante librerie casalinghe e soprattutto aver intrapreso un confronto molto diverso a seconda dei luoghi e delle persone incontrate, e soprattutto è una grande felicità oggi percepire la voglia di non fermarsi, l’entusiasmo vivo di mesi fa. Di sapere che ogni volta ho tra le mani e tra le parole un libro, un progetto, una storia che permette di parlare di molto altro.

Devo però ringraziare tutti i lettori, chi divulga Dalla sua parte, Le Associazioni dell’U.NA.SA.M., Gisella Trincas, La settimana della Salute Mentale, la stampa che mi ha sostenuto, le librerie, L’Alba Big Fish, L’Associazione Semina, il Museo Laboratorio della Mente, le Biblioteche, le scuole,  i giornalisti e gli addetti ai lavori che mi hanno affiancata. Chi lo ha fatto più volte…

E poi vorrei ringraziare anche me stessa, perché se non avessi creduto in Dalla sua parte questo libro, così com’è, come io ho voluto con forza e la testardaggine che mi contraddistingue non ci sarebbe stato. E ringrazio mia madre e mio padre, per esserci.

In questi giorni ho finito il secondo romanzo. La bellezza sta nel leggere in Gli amori infelici non finiscono mai un’altra storia. Di non essere ricaduta nella monotonia dello scrivere sempre lo stesso romanzo. E di amare molto, moltissimo, questo lavoro, che rispetto a Dalla sua parte tuttavia si avvale di un senso di leggerezza, che nulla a che vedere con la superficialità e che è mancato a Dalla sua parte. Ma perché Dalla sua parte aveva un compito ben preciso.

Poche persone, le più intime, hanno sempre saputo dei miei incontri per il romanzo, quello che sono stati in todo. E non è sempre stato facile. A volte i confronti e le situazioni in cui sono stata li ho trovati difficili da gestire, emotivamente molto coinvolgenti. Mi è capitato di rientrare in albergo con un senso di magone per aver sentito testimonianze di donne, uomini molto sofferenti, per cui io peraltro non ho potuto far nulla se non essere lì, ascoltare, rispondere ai loro racconti e lasciarli alla lettura di Dalla sua parte. A volte mi è parso di fare davvero molto poco, se considero di quanto avevano bisogno invece queste persone. E un libro, una parola, sono sì una splendida condivisione, un supporto, ma poi ognuno torna alla propria vita. E capita, perché questa è la vita, che le persone non si incontrino più e non si possa più sapere, dunque, come stiano gli altri.

Altre volte sono rientrata in albergo felice per l’entusiasmo esternato da chi il libro l’aveva già letto, per la voglia di fare che ha scatenato in qualcuno. Insomma, 700 lettori, 700 letture diverse, 700 ringraziamenti per il nostro Dalla sua parte!

A presto, Rose

L’emozione ha voce. La curiosità su Gemma fa piangere

Ci si sente così piccoli davanti a 80 studenti, ma è così bello! L’incontro al Liceo Ettore Majorana è stato, nell’arco di questo anno, tra i più emozionanti. Quando ho iniziato a pensare di parlare di Dalla sua parte nelle scuole mi son detta che confrontarsi con i giovani non è importante solo per noi autori che siamo lì a raccontare i nostri libri, ma perché è necessario che le nostre parole diano voce alle loro, quelle più segrete.

Non è presunzione. Ci sono libri che nascono con compiti e obiettivi ben precisi e il raggiungimento di questi è almeno una strada da percorrere, sui cui mettersi, valutandone i pregi e qualche volta dimenticando, volontariamente o meno, le difficoltà in cui si può inciampare.

La curiosità che il personaggio di Gemma ha destato sempre nelle domande di chi ha letto Dalla sua parte e ho incontrato mi ha colpita molto ogni volta. In molto luoghi, ovunque anzi, ho raccontato della sua importanza nella storia perché è proprio lei a segnare il distacco, la paura che Francesca prende dall’amore. Ho trascorso molto tempo a domandarmi se dietro tutto questo, se dietro questo personaggio che ho amato moltissimo, sin dall’inizio, potesse esserci una persona, un uomo o una donna, in cui io stessa mi sono rifugiata. Ne sono venuta a capo e non molto tempo fa.

Sì, c’è stata una persona che ha avuto un ruolo essenziale, direi unico, nei miei anni trascorsi e che poi, all’improvviso è morta, come accade nella vita che una mattina ti fa svegliare, ma senza qualcuno che c’era fino a ieri e tu sei lì a dirti, “Be’, io devo esserci ancora e devo proseguire bene…”. Ma si apre un vuoto, una distanza tra te e il mondo che colmarli è molto difficile. Forse è più immediato mettere solo da parte.

E così questa Gemma, in quella che io ho interpretato da poco essere una persona ben precisa sono riuscita a raccontarla/svelarla in un passaggio del romanzo nuovo. E l’ho voluto fare proprio perché tutti erano/sono incuriositi. E questo romanzo, seppur sia molto diverso da Dalla sua parte, mi ha permesso di collocarla bene, in uno spazio piccolo, ma tutto per sé.

Gli studenti del Majorana sono stati così bravi e attenti nel leggere il romanzo che di Gemma hanno chiesto e richiesto, finché mi son detta che meritavano la risposta che io avevo in testa, adesso ben precisa. Quella che ho custodito nel romanzo che uscirà in primavera e che a loro invece ho deciso di donare proprio. Perché? Perché mi ero detta da subito che il percorso nelle suole, con i ragazzi, avrebbe avuto un senso unico e solo nel rispondere alle loro domande con la verità. Perché le nostre verità possono essere le loro, un supporto, un aiuto, uno stimolo, ma anche solo un semplice conforto e/o confronto.

E così davanti a loro poi, per la prima volta, da un anno che giro con Dalla sua parte sotto il braccio, mi sono commossa senza riuscirmi a trattenere. Oggi lo capisco poco questo pianto, ma non tornerei indietro perché loro mi hanno domandato e cercavano una risposta che io potevo consegnarli. Io ero lì per loro. Solo per loro. Questo solo capisco, mi dico e mi basta.

E grazie all’Ettore Majorana e a tutti gli studenti e ai professori che hanno partecipato!

Ringraziavano me, ma sono io a ringraziare loro

Prima il liceo “E. Lussu” di Sant’Antioco, due ore di dibattito con i ragazzi con accanto Gisella Trincas, che ringrazio di cuore per essersi appassionata così tanto a Dalla sua parte e trasmettermi tanta positività ed energia. E’ stato un bellissimo confronto, non solo per le domande che si sono affacciate piano piano, e che hanno dato voce agli alunni più grandi, ma perché trascorrere qualche ora con loro è stata l’occasione per capire qualcosa in più. C’erano ragazzi preoccupati di vedere nel paese persone con disagi psichici abbandonate a loro stesse, una ragazza ha espresso la sua perplessità sul fatto che chi viva un disturbo psichico possa guarire. Si è parlato molto, anche grazie a loro, dell’importanza di parlare di malattia mentale perché la conoscenza è la migliore “arma” che potremmo e dovremmo sfruttare tutti per vivere meglio e far vivere meglio chi ci è vicini.

A Roccasecca, con Fabio Sebastiani, ci ha accolto Maurizio, un giovane che sta per uscire dalla comunità, e che ha dato il via all’incontro suonando la chitarra e cantando Un senso di te, di Elisa. Eravamo tra i ragazzi della Comunità di Borgo San Tommaso e Mantello. Entrambi i gruppi hanno fatto un laboratorio di scrittura con due operatrici. Rita e Serena hanno fatto delle letture. Poi ho aperto una scatola e ho risposto alle loro curiosità che erano scritte su dei foglietti bianchi.

Volevano sapere “perché avessi deciso di scrivere Dalla sua parte? Perché le crisi di identità nascono quasi sempre a causa di un contesto familiare difficile? Perché ci si ribella senza costruttività a madri e padri che non ci rappresentano? che non ci permettono un’identificazione  che ci proietti nella società? Se la masturbazione è qualcosa di sano o indica solo frustrazione e violenza contro se stessi”.

Un incontro molto intenso e altrettanto emozionante. Mi ricorderò a lungo il sorriso di un ragazzo che mi è venuto incontro per ringraziarmi e dirmi che dopo aver letto Dalla sua parte e il nostro incontro gli è venuta voglia di fare teatro, perché  a differenza di Francesca che ha affrontato la vita, le difficoltà, lui in passato si è lanciato dal terzo piano. Oggi questo ragazzo cammina con una protesi, mi ha raccontato la sua storia passata con il sorriso, un sorriso che ha saputo trasmettermi la sua storia dolorosa sì, ma quella di riscatto di oggi ancora più importante. E poi, non ricordo i nomi c’era un pittore, un signore, forse di 60 anni, che ha acquistato il libro e mi ha detto che lui ha consegnato alla pittura le violenze subite da piccolo.

Erano tutti così attenti, presenti, un silenzio all’inizio guidato dalla vergogna ma che poi ha lasciato spazio a momenti di condivisone molto forti. E mentre questi ragazzi, ragazze, signori, signore erano lì a ringraziarmi, a sorridermi, a dirmi tante bellezze che terrò per me, spero si siano accorti di quanto siamo io e “Dalla sua parte” a ringraziare loro della loro attenzione, del loro interesse, del loro modo di aver accolto e creato quest’incontro, tra i più significativi di questo bel viaggio per il quale ringrazio anche Fabio Sebastiani che arricchisce di volta in volta il suo bagaglio sul libro dando spunti e mettendo a disposizione di tutti le sue riflessioni.

E per quest’incontro non posso non ringraziare Giovanni Sneider che con tanta cura ha permesso la realizzazione di questo grande incontro.

A presto,

Rose